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Le città collaborative lanciano da Roma la Sharing School di Matera

La sharing economy sta crescendo più velocemente che mai e sta diventando un tema di politica pubblica molto caldo negli ultimi mesi, anche grazie a eventi come Sharitaly. Per questa ragione, Casa Netural,CollaboriamoRENA e LabGov hanno deciso di lanciare la Sharing School. Grazie alla collaborazione tra questi soggetti e partner come  OuiShareAvanzi e Societing,  la scuola potrà ospitare professionisti altamente qualificati e innovatori di grande esperienza. Neal Gorenflo, co-founder di Shareable, sarà ospite della scuola per tutta la durata dell’iniziativa.

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La scuola si terrà a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019 , dal 23 al 26 gennaio 2015. Quattro giorni di full immersion basati sull’approccio “learning by doing”, che mirano a formare i partecipanti sui temi e le pratiche della sharing economy. La possibilità di sperimentare la collaborazione tra i partecipanti è la caratteristica principale della scuola. Attraverso la partecipazione attiva, la cooperazione, l’inclusione e un forte background teorico, il programma mira ad analizzare i trend più recenti e le best practices della sharing economy per fornire gli strumenti necessari per progettare e gestire servizi e beni di comunità attraverso schemi di condivisione e collaborazione.

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Uno spazio collaborativo per quelli che fanno il cambiamento, a Matera!

di Andrea Paoletti

Credete che la collaborazione possa cambiare il mondo?

A inizio 2013 su tutti i giornali è esplosa la notizia dei co-working, spazi ufficio in condivisione nelle grandi città per battere la crisi! Questo perchè il Comune di Milano sta per creare un elenco di spazi di co-working qualificato e un bando per l’erogazione di un contributo economico di 200.000 euro a favore di giovani coworkers.

Normalmente scrivo in inglese di questo argomento su Shareable ma credo sia arrivato il momento di passare all’italiano anche per spiegare perchè Casa Netural più che un co-working è uno spazio di collaborazione!

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Sono un osservatore curioso, un networker e architetto e questo è il motivo per cui ho iniziato a disegnare spazi collaborativi. Dopo aver lavorato per alcuni anni per studi internazionali mi sono sentito troppo limitato all’interno di quegli ambienti. Poco spazio per esprimermi, troppi limiti a idee possibili. La mia storia è fatta di pura serendipità (vocabolo che adoro!). Durante la stesura di un concept per un cliente privato, ero alla ricerca di alcune informazioni in un libro che si chiama World Changing e mi ritrovai di fronte a un capitolo che parlava di The Hub, un tipo diverso di co-working. Stavano aprendo uno spazio a Milano e li contattai. Mi invitarono a far parte del processo di co-creazione che mi diede l’opportunità di condividere, imparare e sperimentare nuove idee su come progettare un ambiente collaborativo.

Quello che imparai è che The hub non è semplicemente uno spazio di “coworking”, perché non si tratta solo di un ufficio condiviso con tavoli e computer, ma è uno spazio collaborativo che cerca di unire e coinvolgere le persone e le loro idee. Dove per aprirsi al cambiamento ogni persona deve lasciarsi alle spalle tutte le regole apprese fino a quel momento e prendere nelle sue mani il potere di scelta e la libertà che gli competono per creare quello che più desidera. E questo è possibile unendo spazio e persone insieme.

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C’è bisogno di spingere le persone a diventare attive e di incoraggiarle ad ottenere risposte creative. Gli utenti devono ri-appropriarsi dello spazio attraverso la conversazione. Conversazioni con significato. Attraverso questo processo, lo spazio potrà generare una comunità, mescolando i confini che separano i diversi tipi di utenti e facendo perno su queste differenze per creare risultati unici. Uno spazio collaborativo ha il potere di innovare proprio attraverso la collaborazione.

Su Vita ho letto che “fare un lavoro che abbia un forte impatto ambientale e sociale rimane la priorità dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro americano.” E in Basilicata? Inoltre c’è scritto “Gli imprenditori sociali non possono cambiare il mondo da soli. Hanno bisogno di direttori dello sviluppo, esperti della comunicazione, volontari e sostenitori.” Vogliamo costruirla questa squadra?

Ho lavorato in diversi contesti culturali e testato cose da diversi punti di vista. Ho imparato che, anche se lavoriamo in un ambiente collaborativo, non significa necessariamente che stiamo lavorando insieme. La collaborazione può essere insita nell’attitudine di una persona, ma la maggior parte delle volte non lo è. La collaborazione è il momento magico in cui facciamo un passo al di là delle nostre esigenze individuali (guadagno economico, raggiungimento di un obiettivo, far parte di qualcosa, ecc) per co-creare e aiutare a realizzare un valore condiviso che assume una importanza maggiore. E’ importante per questo incoraggiare uno spazio di apprendimento e coinvolgere gli utenti in tutti gli aspetti della sua creazione.

Per questo motivo mi sono trasferito in Basilicata. Per iniziare a co-creare il primo spazio di collaborazione per l’innovazione sociale, Casa Netural, in un contesto molto interessante, dal mio punto di vista pieno di fascino e opportunità, pieno di contraddizioni culturali e paesaggistiche. E con un gruppo di partecipanti stiamo sperimentando di portare questo modello di business in Basilicata affinchè diventi prototipo per diversi territori provinciali e rurali con caratteristiche simili.

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L’obiettivo è quello di generare nuove possibilità creative per la popolazione della regione cercando di connetterla con il mondo, ma come si fa? Matera (città da cui siamo partiti) può diventare un nodo locale per catalizzare il cambiamento, incoraggiando le persone verso nuovi modi di fare le cose. Il cuore del progetto è quello di connettere le persone a livello locale e a livello globale che condividono la stessa voglia di fare la differenza. I modelli, progetti locali di cambiamento che sono raggruppati e resi visibili qui possono essere diffusi in altre città e continenti grazie a rapporti tra vari spazi collaborativi simili e la rete trans-locale dei membri. Mettendo in moto delle cose possono succedere improbabili collegamenti, queste relazioni e reti hanno una forza enorme nel ridisegnare il modo in cui vengono progettate e realizzate le cose nella società.

Alex Giordano in un bell’articolo ci racconta come “La condivisione non è solo una strategia intelligente, è necessaria per la nostra sopravvivenza come specie.” E ci regala in free download (al prezzo di un semplice tweet) la traduzione italiana di “Share or Die” (Condividi o Muori).

In un ambiente di condivisione lo spazio aiuta a rendere reale l’ impatto offrendo un mix unico di infrastruttura, connessione, educazione, incubazione e ispirazione. Svolge un ruolo attivo nel lavorare con persone che vogliono trasformare le loro idee da pura immaginazione a azione con impatto. Chiunque è interessato a far parte di questo spazio di collaborazione ha idee che portano a soluzioni significative per sfide sociali, economiche ed ecologiche. Il cuore del progetto sta nella condivisione degli stessi valori: la fiducia, la collaborazione e il coraggio.

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Questo è il momento affinchè le persone comincino a lavorare insieme, andando oltre le divisioni artificiali, per migliorare una realtà condivisa. Le buone collaborazioni nascono da un clima di rispetto reciproco, apertura mentale, e la volontà e la capacità di lavorare insieme. Dobbiamo adottare la collaborazione non solo come utilità, ma come parte integrante del processo. Con la consapevolezza che una comunità interdisciplinare di persone di talento e di fiducia, con background diversi, è in grado di creare grandi progetti per la comunità locale e anche per il mondo.

Oltre a singoli individui anche le aziende stesse stanno capendo quanto lavorare in spazi di collaborazione sia utile, approfondite qui.

Questo è il motivo per cui vogliamo che la mente e le mani delle persone siano coinvolti nel processo, per costruire uno spazio che incarni la visione della comunità! Per noi è importante il motto “learn by doing” (imparare facendo)!
L’abbiamo già fatto in passato e lo faremo ancora, inviteremo la comunità a partecipare attivamente a sessioni di co-creazione, e usare la ricca diversità di idee e prospettive. Insieme daremo vita a identità, usi e personalità unici per lo spazio.

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La facilitazione di questi momenti si chiama ‘co-creazione’, un processo che esplora un insieme di idee imprevedibili e sorprendenti e che aiuta a ripensare lo spazio rispondendo alle esigenze della comunità. E’ molto eeficace perchè crea un senso di appartenenza e rimane sempre aperto a nuovi suggerimenti.

Mi piace l’idea che lo spazio non sia solo un contenitore in cui mettere degli oggetti. Vogliamo coinvolgervi ad agire nello spazio e incoraggiarvi a trovare risposte creative. Qualcosa di veramente straordinario!

E’ un’avventura, non sapremo cosa lo spazio diventerà alla fine del processo perchè siamo concentrati sul viaggio e non sull’immagine finale.

Il vostro ruolo è fondamentale, la creazione incrociata renderà lo spazio più umano, spontaneo e flessibile, e questo renderà le persone più creative e promuovendo discussioni che avranno un ruolo essenziale nel processo di sviluppo, abbatteremo muri e stimoleremo la collaborazione. 

Questo è il momento per Casa Netural per cominciare sul serio!

Facciamolo!


gennaio 15th, 2013|Categories: Casa Netural|Tags: , , , , , , , , , , , , |Commenti disabilitati su Uno spazio collaborativo per quelli che fanno il cambiamento, a Matera!