Quando si parla di aree interne, la narrazione è spesso appiattita su due poli opposti: il declino inesorabile o la rinascita da cartolina. Ma dove sta la verità? ( Vita No Profit, dicembre 2025/gennaio 2026)
Pochi giorni fa, a Matera, abbiamo cercato di rispondere a questa domanda.
In occasione della presentazione del nuovo numero di VITA NO PROFIT “Aree interne: l’Italia da scoprire” (clicca qui per leggere l’indice degli articoli al suo interno), abbiamo ospitato a Casa Netural (il nostro spazio di coworking e coliving a Matera) un laboratorio di scrittura creativa realizzato insieme alla redazione del magazine più rappresentativo del Terzo Settore in Italia.
L’obiettivo? Smettere di parlare delle aree interne come se fossero oggetti aridi e distanti e iniziare a far parlare chi le vive, per costruire una narrazione vera, intima e lontana dagli stereotipi.
Oltre la frammentazione: il metodo del laboratorio
Spesso le notizie che leggiamo sui piccoli paesi sono banali, eccessivamente istituzionali o frammentate. Si parla del singolo bambino nato in un borgo quasi vuoto, ma si ignora la complessità di chi sceglie di restare o tornare per progettare futuro.
Nel nostro laboratorio siamo partiti dai dati, ma ci siamo spinti oltre le semplici statistiche. Abbiamo chiesto ai partecipanti (provenienti da diversi paesi lucani e pugliesi) di raccontare il territorio attraverso i loro di dati: un anno particolare, un ricordo, un momento difficile, un successo, una distanza. E di raccontarli nel modo più spontaneo possibile, lasciandosi andare completamente.
Sono nate così poesie, resoconti, sogni lucidi.. storie vive che la Redazione di Vita ha chiesto di poter pubblicare sulle proprie pagine. Una di queste è quella di Martina Montagano, ostetrica a domicilio che ogni giorno attraversa i paesi della Basilicata: un esempio di "presidio umano" fondamentale per la tenuta dei territori.
👉 Leggi l'intervista integrale: "Io, ostetrica a domicilio nei paesi che si svuotano".
Cura, rigenerazione e dignità del lavoro
La giornata è proseguita con la presentazione ufficiale del numero di VITA presso la Casa per ferie Sant’Anna, dove Stefano Arduini e Daria Capitani, direttore e giornalista di VITA, dopo i saluti di Giuseppe Bruno: presidente di Confcooperative Basilicata, hanno moderato il dialogo e il confronto sulle analisi e i numeri dell'Italia "vista da dentro” e dove abbiamo ascoltato storie di rigenerazione e cura provenienti da tutta Italia.
Tra i protagonisti e le storie presentate al Sant'Anna:
Mariella Stella, co-fondatrice di Casa Netural e Netural Coop, ha dialogato sui falsi miti legati alle aree interne e sul ruolo della pubblica amministrazione nei paesi.
Luca Lopomo, Sindaco di Crispiano (Taranto), primo comune pugliese ad aderire alla Rete dei comuni sostenibili e promotore del Festival della Sostenibilità, ha parlato delle opportunità offerte anche dagli obiettivi dell’Agenda 2030 ai piccoli comuni.
Andrea Paoletti di Wonder Grottole, ha portato l'esperienza di rigenerazione del borgo di Grottole attraverso il coinvolgimento della comunità locale e dei visitatori e ha raccontato delle criticità della relazioni pubblico-privato nel costruire progetti nuovi.
Rosangela Maino della cooperativa Oltre l'arte, attiva nella valorizzazione del patrimonio culturale e nell'inclusione sociale a Matera, ha raccontato i percorsi di valorizzazione territoriale in paesi periferici che hanno sviluppato.
Rocco Calandriello del Lucania Film Festival, ha raccontato quanto il cinema e la cultura possano essere motori di sviluppo per i territori lucani.
Angelo Licasale della Nuova Libbaneria Mediterranea, ci ha parlato del progetto di sviluppo comunitario, nato a Maratea, attorno al recupero dell'antica arte della lavorazione dei libbani, antiche fibre vegetali,
Felice Tauro della Comunità energetica lucana, ha illustrato soluzioni innovative legate alla sostenibilità energetica dal basso nei paesi.
Federica Fabrizio attivista e content creator, invece, ha offerto una riflessione su cosa le nuove generazioni possano imparare e ricevere dal vivere nelle aree interne e della rabbia come sentimento tipico dei giovani costretti, anche dalla narrazione collettiva ad andare via, alla ricerca di benefit non sempre così chiari, in altre città.
Tutti esempi concreti di quelle storie vive e narrazione autentica di cui parlavamo prima, che dimostrano quanto le aree interne non siano solo aree da salvare, bensì centri di produzione culturale e sociale.
E poiché per noi di Casa Netural la teoria deve sempre tradursi in gesti concreti. Abbiamo concluso l'incontro con una cena che è stata essa stessa un racconto del territorio: le pizze di Tonino Nobile (pizzaiolo a domicilio), preparate con farine antiche e con i prodotti etici del circuito NO CAP per i nostri ospiti, e le note blues di Francesco Lomonaco. Perché non esiste nuova narrazione senza la dignità del lavoro e la valorizzazione delle filiere e dei talenti locali.
Le aree interne non sono il passato
Le aree interne non sono necessariamente destinate all'oblio. Ci sono tantissimi luoghi dove si sta scrivendo un altro modo di vivere, più umano e più connesso. Non sono solo "vuoti da colmare", ma spazi densi di storie che aspettano solo di essere ascoltate.
Ti piacerebbe scoprire queste storie insieme a noi?
Se sei curioso di conoscere di persona storie come queste, incrociare lo sguardo di chi ogni giorno sceglie di vivere in zone rurali o al margine, di tornare o semplicemente di restare, partecipa alla nostra Netural Walk, la camminata antropologica di Casa Netural per esplorare i paesi della “Piccola Italia” con cui ogni anno ci immergiamo tra comunità e progetti che generano impatto sociale, e tutte quelle storie che spesso rimangono celate.
La prossima camminata si terrà dall’8 al 12 settembre 2026 / clicca qui per scoprire il programma e le modalità di partecipazione (i posti sono limitati!)